Lettera ad un politico a caso.

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Come fare a scrivere una lettera a Voi politici, facendo in modo di farmi capire?

Sì,perché se io non capisco Voi, forse anche Voi avete lo stesso problema con me.

Perché l’italiano, la lingua che più mastico, ormai sembra non la digeriate più.

Proverò allora a venirvi incontro, cercando di scrivervi in una lingua a Voi tanto gradita: il politichese. Ma non mi assumo nessuna responsabilità. Ma da questa ultima frase intuisco che forse già ci sono riuscito.

 

L’opione pubblica, di cui io sono solo un umile strumento, mi ha messo nella condizione precisa di poter esprimere quello che al momento non è un malcontento comune ma solo localizzato in un substrato ben noto a certi ambienti del qualunquismo generalizzato. Sparare nel mucchio ormai sembra lo sport preferito da qualche esagitato e di questo punto mi voglio far carico. L’esigenza più volta ribadita dal gruppo che mi sostiene, è quella di mettere sul tavolo una serie di iniziative atte a risolvere un processo ormai in stasi. Serve l’impegno di tutti e, confermo da parte nostra, il serio interessamento a trovare una soluzione che soddisfi le esigenze di tutti. Ma veniamo nel concreto. Ieri camminavo lungo un lembo di terra coperto di sostanza asfaltosa a tratti, nota anche come strada, e ogni tanto la mia curiosità si volgeva alle mie spalle in quanto da lunghi piloni in materiale metallico posti ai lati del suddetto lembo emanavano una leggera luminescenza prodotta dal surriscaldamento di un filo posto all’estremità del palo stesso. Ma tale luminescenza, che chiamerò illuminazione stradale, era fioca e ciò provocava in me un senso di disorientamento, dovuto ediventemente ad un senso di malessere dovuto sicuramente non alla vostra gestione ma a quelle precedenti. Ma sono certo che ci state già lavorando. Ebbene, incontro all’uscita di un ritrovo tipico nel quale molte persone entrano per chiedere bevande spesso calde o cibo che chiamerò Bar, persone di razza non caucasica che mi guardano con attenzione. Capisco di essere agitato e che forse mi ritroverò a breve con una lunga lamina di metallo lucido dal bordo seghettato che chiamerò coltello appoggiato con forza ad una parte del mio corpo posto tra la testa e il busto che alcuni chiamano giugulare. Ho paura. L’ultima volta che ho visto passare da quelle parti una macchina blu con una luce sopra e un suono molto forte che forse si chiama volante, ero piccolo. Ma i tagli alla sicurezza li hanno voluti loro, mica voi. Mica serve dirlo. E’ per questo che noi vi voteremo sempre, fino a quando morte non ci separi. Vado nel posto nel quale ho deciso di fissare il mio domicilio e mi chiudo dentro(casa). Vorrei tanto illuminare la casa con le stesse luminescenze incontrate per strada ma non posso. Ogni due mesi mi arriva un foglio di carta pieno di numerini e mi accorgo che i numerini sono sempre più alti e quindi ho imparato il linguaggio dei ciechi e mi muovo per casa col tatto. Bollette. Roba da poco.

Santa Cruz, The California Classic

 

Provo a calmarmi. Guardo un rettangolo con colori che chiamerò foto di un pollo arrosto e mi tranquillizzo. Tra poco dovrò chiedere al Conte che abita al piano di sotto di farmi fare una nuova foto alla sua cena perché questa che ho tra le mani inizia a vedersi male. A volte mi chiedo perché non sono nato politico. Mia mamma mi ha sempre detto che la meningite non è così facile da prendere. Pazienza. Ma il problema, in fin dei conti, qual è? Perché poniamo le nostre richieste sempre nelle vostre mani? Perché cerchiamo di aggrapparci sempre alle vostre mani? Perché ci sono sempre le vostre mani? Onorevoli miei non colleghi, capisco la difficoltà di mediare tra le richieste della sinistra antagonista e la destra più radicale. Capisco che l’antipolitica è un leggero vento mosso da gruppi con una precisa idea di creare tensione nel paese con il solo compito di screditare il vostro lavoro. Ma voi non dovete cedere. La gente è con voi. La metà degli italiani, 200 milioni secondo gli ultimi sondaggi, sono dalla vostra parte. Gli indecisi ci arriveranno presto. Perché il vostro programma è serio ed è sempre in prima serata. Una volta a Ballarò. Una volta da Vespa. Una volta da Mentana. E il resto delle volte nei programmi qualsiasi. Ma voi siete diversi da loro. L’opinione pubblica sa ed è per questo motivo che voglio instaurare una base di trattative ferventi per trovare una coalizione che si coalizzi contro la coassialità del coasse Roma-Berlino. E le mie spero non restino solo chiacchiere gettate al vento. Non sono le critiche che vi faranno fermare. Magari bastasse quello. Ricordo ancora come fosse ieri le belle parole dette in Piazza in occasione del Comizio. Parole come “deregulation” e “centralismo destrutturato” mi hanno fatto capire che in quel bailame di chiacchiere, c’era finalmente uno che parlava una lingua che tutti potevamo capire. Come sono certo di questa mia. Non voglio chiedere nulla in più rispetto a quello che già tanto fate. Lontano dagli affetti, in una città triste, sempre circondato da problemi da risolvere.

Ma alcune richieste forse è il caso che vengano poste in essere, perché ci avete sempre insegnato che “una critica costruttiva di natura non evanescente con una ragione spinta da interessi comuni non tanto di breve durata ma di largo raggio in grado non solo di risolvere i problemi che da sempre bloccano lo sviluppo essenziale del Paese frenato da una burocrazia ormai retaggio di un tempo passato in quanto oggi tutto è più rapido, può solo portare benefici non solo alle classi meno fortunate ma non per questo dimenticate sul cui lavoro la sana società prima o poi dovrà pur tenerne conto ma anched i quella parte del tessuto sociale abituato a vedere premiato il suo lavoro oltre misura spesso anche ai danni di un controllo fiscale non sempre ineccepibile eppure le tasse assolvono al loro compito in quanto esulano da una visione egoistica dello Stato ma allargano alla collettività, migliorando servizi essenziali e oserei dire primari per la popolazione già duramente umiliata dalla precedente classe politica di cui ormai si è quasi smantellata l’ossatura altrimenti tutto sarebbe stato ancora in alto mare con i barconi di immigranti che nessuno ferma ma noi abbiamo pronto un decreto che se non passa gli altri se ne dovranno assumere la responsabilità e chiedere conto alla gente”. Parole che fanno riflettere.

Cari politici, spero abbiate apprezzato il mio sforzo per parlare la vostra lingua e spero abbiate capito il senso delle mie parole.

 

Ma guardo voi e quello che fate. Guardo voi e penso a quello che dite e rifletto. Penso. E penso che lo Stato che voi gestite, dovrebbe…E penso che lo Stato che voi regolate, potrebbe…E penso che essendo Stato, non è.

 

 

2 Comments

  1. John Doe Rispondi

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