Il problema non è cos’è il genio ma dov’è?

Standard,

Questi sono giorni di grande dibattito. Di fermento. Non sentivo nulla di simile da quando è uscito l’iPhone 6s.

Su Facebook, Twitter e anche sui classici mezzi poco attendibili, tipo TG e stampa, non si parla d’altro.

Sarà la crisi economica, l’instabilità, gli attentati, Renzi in bermuda sulla neve ma in questo momento la gente si chiede una sola cosa.

Cosa?

“Ma il film di Zalone è una merda oppure no?”

“Cioè fa bene al cinema italiano oppure lo uccide?”

“Ma se vado a vederlo, mi deve piacere oppure se rido mi devo preoccupare?”

Ero indeciso se postare anch’io qualcosa al riguardo quando mi sono imbattuto nell’intervista di Aldo Biasi Comunicazione.

La domanda sostanzialmente era la stessa. Cambiava il settore merceologico (dal cinema alla tv),  ma non quello organico (ci siamo capiti).

Il tema è la mediocrità della creatività italiana. In questo caso applicata alla comunicazione.

Bella domanda. La risposta chissà.

Da quanto tempo non salto dalla sedia dopo aver visto uno spot?

Rifaccio, scusate.

Da quanto tempo non salto dalla sedia dopo aver visto uno spot ma senza voler andare a spaccare la faccia a quelli che lo hanno fatto ma anzi genuflettermi a loro e ammirarli?

Nemmeno con la DeLorean e Doc al mio fianco riuscirei ad andare così indietro nel tempo.

Aldo Biasi Comunicazione giustamente esprime il suo punto di vista.

E anche se non richiesto, esprimo il mio anche se facendo ormai il freelance sarebbe meglio stare zitto e non bruciarmi i contatti ma siccome io di contatti non ne ho, pazienza.

Non ricordavo il famigerato spot Panini citato nell’intervista e dopo averlo visto sono andato sul sito di Aldo Biasi Comunicazione per vedere il rovescio della medaglia (rovescio rispetto a Panini).

Forse l’ho cercato male ma non l’ho trovato.

Mi chiedo: “Cosa c’è di diverso tra lo spot di quelli che passano a Panini e quelli che invece si passano l’olio?”

Aldo Biasi Comunicazione spero possa rispondere.

Tutti e due vanno dritti rispetto alla strada scelta. Condivisa. Imposta. Chi può dirlo.

Avevo risposto ad un altro articolo tempo fa e il tema era più o meno lo stesso.

Non giudico uno e non critico l’altro.

Non sono nessuno per poter fare una cosa simile e poi non è da me, purtroppo.

Il nostro lavoro è strano. Passi da pippa a genio a seconda di quale porta varchi.

 

Ma la vera stranezza è che sono tutte e due giuste le valutazioni. Almeno oggi è così.

 

Siamo in pratica dei pippa-geni o geni-pippa, fate voi. Bel gruppo insieme ai bimbi minchia, non  trovate?

Perché geni e perché pippe?

Perché tutto si valuta soggettivamente.

Quanti di voi creativi si è sentito dire dal capo di turno o dal cliete, in merito al proprio lavoro partorito magari dopo settimane e settimane, qualcosa che suona più o meno tipo: “Mi piace” oppure “Non mi piace.”

Da quanto tempo non sentite più qualcosa che suona più o meno tipo: “Funziona” oppure “Non funziona”. Punto di domanda.

Io da anni. Punto esclamativo.

Spesso l’alibi della bruttezza è che funziona.

Spesso la disgrazia della genialità è che non è immediata.

Quando ai tempi ho mosso i primi passi in questo mondo lavorativo (primi passi che poi sono rimasti quelli), ero circondato da gente brava e coi coglioni.

E se uno di quelli ti faceva rifare le cose mille volte, lo apprezzavi. Perché quando tornavi a casa e ti misuravi al muro come fai con i bimbi, ti rendevi conto che eri cresciuto.

Di centimetri. Di millimetri. Ma crescevi ogni giorno. Sistematicamente.

Ora magari mi capita d’incrociare, dopo anni,  amici ed ex colleghi e non sono cresciuti nemmeno di un micron.
E i primi a dirlo solo loro.

Ecco perché la nostra comunicazione funziona così.

Non cresce e non aiuta a crescere.

Gioca in difesa. Non attacca.

Una frase che mi fa sorridere è quando qualcuno dice: “hai visto com’è brutta quella campagna appena uscita?”

Perché rido?

Perché ogni campagna brutta è brutta già prima di uscire.

Non è che diventa brutta andando in tv o sul web.

Era già dannatamente brutta prima.

Ed il vero dramma è che lo sanno tutti.

Eppure fingono che sia passabile. Che una “botta” qualcuno magari gliela darebbe pure. Che forse non sarà bella ma è un tipo e di sicuro non sfigura paragonata alle altre cozze in circolazione.

Ecco.

Quando sono uscito fuori dai grandi circuiti della comunicazione, la pubblicità non è migliorata. Questo posso dirlo con un certo orgoglio.

Allora mi sono chiesto: “Cavolo, ma vuoi vedere che non era colpa mia allora di questa bruttezza?”

Ma ho osservato quello che c’è in giro e mi sono venuti dei dubbi.

Domanda: “E se la genialità fosse questa e io magari non ho gli strumenti per capirla?”

Mi spiego meglio.

Siamo davvero sicuri che tutti quelli che ai tempi, magari loro malgrado, incrociavano dal fruttivendolo o dal macellaio Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Galileo (o anche Galilei, fa lo stesso) o Piero della Francesca (o anche uno solo dei due), avvertissero l’irrefrenabile certezza di aver incrociato dei geni? Oppure lo hanno capito solo a distanza di secoli, quando reincarnati hanno letto i libri di storia e si sono ricreduti quando ai tempi guardavano quegli strani individui con disprezzo, tacciandoli magari di banalità?

Già immagino Tizio che dopo aver visto il David dice: “Mamma mia che banale”.

E se fosse così oggi? Magari guardo spot che ritengo di merda tutto il giorno; magari incrocio AD, DC, CCD, GCDTCP, LSD provando ogni volta quella sensazione di nulla cosmico, crogiolandomi in quel vuoto pneumatico che a secchiate traspare dalle loro pupille e percependo a gran volume l’ansimare senza sosta di quello sfortunato criceto che cerca di azionare a ruota qualcosa nella loro scatola cranica; annuendo ai loro discorsi sicuramente ricchi di perle di saggezza ma che io povero stolto non colgo….E se alla fine io non avessi capito una bella fava e magari tra 100 o meglio 2000 anni salta fuori che questi erano e sono dei geni della comunicazione?

Che le idee oggi sono veramente queste?

Vuoi vedere che il mio inferno consiste nell’avere una nuvola tappezzata dalle loro campagne pubblicitarie?

Oh signore, allontana da me questo calice…

Un capo che si lamenta del mondo che costruisce quotidianamente che esempio offre ai giovani?

Un giovane che si lamenta del mondo che il suo capo costruisce quotidianamente che rispetto potrà mai avere verso costui e verso quello che fa?

Siamo fortunati secondo me di una sola cosa: che le campagne non siano dotate di parole e di dito medio.

Altrimenti sai le risate.

Come diceva qualcuno, per parlare di idea servono almeno due persone: una che la faccia nascere e l’altra che sappia riconoscerla.

E come diceva qualcun altro: la fame fa uscire il lupo dal bosco.

Si vede che molti pezzi grossi non hanno fame o semplicemente temono di perdere quello che hanno.

A volte giocare per il pareggio aiuta, no?

No.

Piccolo aneddoto e poi chiudo a proposito di Cannes.

Per due o tre mesi all’anno siamo colpiti dall’influenza di questo Festival e tutti sono invitati a cercare idee nei cassetti da tirare fuori, sistemare, far approvare e pianificare magari per un’uscita last last ma molto last minute. Spesso, non sempre ovviamente, campagne mai pianificate e mai richieste da nessun cliente. Addirittura qualche tempo fa, sul sito di una grande agenzia, ho letto qualcosa tipo “campagna ideata appositamente per Cannes” e qui scatta l’applauso.

Finito il Festival, di nuovo a produrre banalità.

Che fosse questo uno dei problemi? Posso mai prepararmi per una maratona contro il mondo quando per 10 mesi all’anno me ne sto seduto beatamente sul divano e poi mi alleno sono per poche settimane? Certo che posso farlo ma di sicuro poi non faccio una bella figura.

L’eccellenza dovrebbe conquistarsi ogni giorno, a prescindere dai leoni.

Ps Se poi vi capita di andare in giro per il mondo fuori Cannes, vedrete che tutte queste vette non è che siano quotidiane neanche lì. Anzi. Concordo però con una cosa detta da Aldo Biasi Comunicazione: che restino solo i creativi in Italia a fare i creativi.

 

E l’ultimo si ricordi di chiudere il gas e di spegnere la luce.

 

 

2 Comments

  1. John Doe Rispondi

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