Cannes Lion o Cannes Lioff?

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Sembrava un giorno come tanti. Solita colazione. Soliti giornali.  Poi, d’un tratto, una notizia che per la maggior parte delle persone ha la stessa importanza della scoperta del metodo dell’inseminazione artificiale per i molluschi striati dalla lunga coda presenti in alcune zone remote del Pacifico.

Ma per chi fa (o faceva come nel mio caso), il nostro lavoro la notizia è di quelle che lasciano perplessi: Cannes, l’importante istituzione creativa che sancisce l’eccellenza del mondo della comunicazione, ha deciso di chiudere i battenti.

Proprio così!

Dopo aver distribuito leoni, aver consacrato carriere e aver riempito di lustro un lavoro spesso sottovalutato, Cannes ha detto basta.

Prossimamente spiegheranno il motivo ma per ora le cose stanno così.

Anzi, stanno pure peggio.

Perché a ruota, a quanto pare, chiuderanno anche Epica, il NYFF, ADCE e tutte le manifestazioni legate al mondo della pubblicità.

Una vera e propria epidemia che in pochi mesi spazzerà via tutti i riconoscimenti internazionali legati alla creatività.

C’è da pensare che a breve anche i premi minori faranno la stessa fine.

Ma perché?

Che cosa è successo?

Come mai hanno deciso di chiudere, rinunciando tra le altre cose anche ad un bel business che ogni anno muove svariati milioni di euro?

Non vedo l’ora di leggere le motivazioni, come accade per una sentenza clamorosa della Cassazione. Colpevoli o innocenti? E noi vittime, di noi che ne sarà?

A quanto pare la chiusura è a tempo indeterminato.

E ora?

Quali saranno i riflessi sul nostro mondo?

Quanti giovani (e meno giovani) creativi, desiderosi di salire sul tetto del mondo, perderanno d’un tratto l’ispirazione?

Quante nottate non avranno più un fine? E nemmeno un inizio?

Quanti vecchi avranno la forza di continuare a guardare avanti? A mostrare una rotta, a motivare gli altri, a farli remare fino alla morte per farsi portare a destinazione Paradiso?

Quante asticelle, d’un tratto, saranno costrette ad abbassarsi?

Quanti colloqui perderanno il 95% delle cose da dire?

Quante presentazioni passeranno da 87 chart a 3?

Quanti sforzi, cercando di creare finti brief, si perderanno nella desolazione più profonda?

Quante coppie saranno costrette a lavorare per far vendere i prodotti ai loro clienti?

Quanti veri brief saranno costretti a farsi leggere sul serio?

Quante stanze chiuse da novembre a marzo saranno costrette ad aprirsi?

Quanti aperitivi salteranno?

Quante figure professionali spariranno dalle agenzie?

Quante mensole saranno riempite solo ed esclusivamente da foto di famiglia? O dalle vacanze?

Quanti denigratori dei premi invaderanno i blog anonimi, gongolandosi tra il “io lo sapevo” e il “ve lo avevo detto”?

Quanti creativi frustrati e frustati, costretti a remare mentre gli altri navigano in coperta serviti e riveriti, alzeranno per la prima volta la testa, sentendosi esattamente uguali agli altri?

Quanti discorsi vuoti come questo saremo costretti a sorbirci?

In giro, in TV, per strada, sul web, vedremo solo pubblicità di merda oppure no?

Da gennaio a gennaio, tra di noi, di che cazzo parleremo?

Ma soprattutto, in quanti continueranno a fare questo lavoro, sapendo che oltre la vita non c’è più niente?

Non lo so.

Non so cosa rispondere.

Sono confuso.

 

Born in the USA

 

D’altronde io sto a Cannes e ai premi come sto alla pornografia attiva. Però questa notizia influirà anche su di me, lo sento.

Non so come cambierà la vita lavorativa.

Devo ancora metabolizzare anche se per me sarà più semplice, non essendo io avvezzo all’eccellenza creativa.

E non voglio mettermi nei panni di quelli abituati a stare sotto ai riflettori.

Non voglio nemmeno immaginare il problema che è.

Però penso a tutto il sistema e questa notizia mi preoccupa.

Reggerà? Imploderà? Evolverà?

Gli zoccoli arancioni si continueranno a mettere con le calze verdi?

L’aria da scazzato sarà ancora quella giusta da mostrare ai vernissage?

Mischiare parole d’italiano con l’inglese sarà ancora cool?

I gruppi o le sette esisteranno anche dopo le otto?

E coi credits, al cambio attuale, che cavolo si potrà comprare?

Su Facebbok saremo costretti a condividere solo foto di gattini?

Avrà ancora senso sputtanare il lavoro degli altri?

 

E il tempo che prima si usava per cercare lavori già usciti simili a quelli fatti da tizi che ci stanno sul cazzo, come lo uso?

 

 

3 Comments

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